A luglio 2026 la classifica dei generatori di video con l’AI ha una nuova testa: Kling, versione 3, ha superato tutti gli altri nei confronti a voto cieco. Nel frattempo Sora, il modello che due anni fa aveva acceso l’entusiasmo di mezzo settore, è uscito di scena: OpenAI ha chiuso app e sito il 26 aprile e spegnerà anche le API a settembre.
Per chi produce video per i marchi, questi spostamenti non sono gossip tecnologico. Cambiano gli strumenti che avremo in mano la settimana prossima.
Chi c’è oggi sul tavolo
Google Veo, alla versione 3.1, resta il tuttofare: 4K, audio generato insieme all’immagine, buona resa nelle scene narrate. Kling 3 lo insegue da vicino sulla luce cinematografica e sui movimenti difficili — capelli, tessuti, liquidi — e aggiunge una modalità a più inquadrature. Runway tiene il suo posto tra i professionisti per il controllo fine: movimenti di camera, pennello del movimento, personaggi coerenti da un’inquadratura all’altra.
E poi c’è la velocità. Dal 26 giugno Runway ha reso disponibile Seedance 2.0 Mini, che genera clip da 4 a 15 secondi con controllo dei fotogrammi chiave. Sembra un dettaglio da nerd. È invece la cosa che rende l’AI usabile sul serio: poter dire “questo fotogramma, qui” invece di sperare.
Cosa conviene a un brand
La domanda giusta non è quale sia il modello più impressionante. È quale ti restituisce la stessa cosa due volte di fila. Un teaser di prodotto, una campagna declinata in dieci formati, un video che deve rispettare i colori del marchio: qui vince chi controlla, non chi stupisce.
Nel nostro lavoro il video AI serve a prototipare in fretta, provare un’idea di movimento, coprire i formati secondari. La scena che il cliente ricorderà la giriamo ancora con una camera vera. Gli strumenti cambieranno di nuovo tra sei mesi; il criterio no. Prima il controllo, poi l’effetto.
