Un numero che vale la pena guardare
Secondo il Changing Traveller Report 2026, per chi prenota dall’Italia i video e le immagini delle camere e degli spazi comuni pesano il 56% nella scelta della struttura: il valore più alto fra i paesi analizzati. Le recensioni restano al primo posto, ma i contenuti visivi hanno superato quasi tutto il resto. Un dato pesante.
Nello stesso rapporto, circa il 28% prenota diretto contro il 39% che passa dai portali. La differenza fra queste due cifre è il margine che una struttura si tiene in tasca.
Cosa filmare, in che ordine
Il percorso, prima di tutto: ingresso, corridoio, porta, camera. Un ospite vuole capire dove metterà i piedi, non ammirare una planimetria dall’alto. Poi si entra.
Poi la camera alle sette del mattino, con la luce che entra davvero da quella finestra. Il letto rifatto da una persona, non da un rendering. La colazione servita quel giorno, con le tazze del servizio vero. Infine il dettaglio che nessun concorrente ha: il balcone sul lago, la sala con la volta in pietra, il cane della struttura.
Tre errori che vediamo spesso
Il drone che gira attorno all’edificio per quaranta secondi. Racconta l’immobile, non il soggiorno, e potrebbe essere qualsiasi albergo di qualsiasi valle.
La camera vuota e perfetta, senza un segno di vita: comunica pulizia e basta, e la pulizia si dà per scontata. Poi la musica epica sotto immagini tranquille, che crea un’aspettativa smentita all’arrivo.
Un consiglio pratico per la prossima stagione: fate un giro della struttura con il telefono e cronometrate quanto ci mettete a mostrare la cosa che vi rende diversi. Se servono più di dieci secondi, il video va rimontato prima ancora di essere girato.

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