Fotografia & AI · 01.10.2026 · 2 min di lettura
Perché ora scriviamo «fatto con l’AI» sotto i nostri lavori
Da oggi, sotto i nostri film, i contenuti per i social e le fotografie c’è una riga in più. Dice che quel lavoro è stato fatto anche con l’intelligenza artificiale. Non l’abbiamo scritta in piccolo, e non l’abbiamo nascosta nel piede del sito.
Qualcuno ci ha chiesto se non fosse un autogol. Uno studio che vende immagini e ammette che una parte la fa una macchina. Secondo noi è il contrario.
Cosa chiede la legge, in parole semplici
Dal 2 agosto 2026 nell’Unione Europea valgono gli obblighi di trasparenza dell’AI Act, articolo 50. Chi pubblica immagini, audio o video generati o manipolati con l’AI, e abbastanza realistici da poter passare per veri, deve dirlo. Lo stesso vale per i testi pubblicati per informare il pubblico, a meno che una persona li abbia rivisti e se ne prenda la responsabilità.
Noi lavoriamo da Lugano, ma molti dei nostri clienti vendono in Italia, in Germania, in Francia. I loro contenuti finiscono davanti a un pubblico europeo. Aspettare che qualcuno ce lo chieda non aveva senso.
Perché lo avremmo fatto comunque
Le persone se ne accorgono. Una mano con un dito di troppo, un riflesso che non torna, una luce che arriva da due parti. Quando lo scoprono da sole, la sensazione è di essere state prese in giro. Quando glielo dici tu, è un dettaglio di produzione come un altro.
C’è poi una ragione più semplice: nei nostri lavori l’AI c’è, e ci sarebbe sembrato strano tacerlo proprio mentre scriviamo articoli su come usarla bene.
Dove la usiamo davvero
In ripresa, quasi mai. La camera è una camera, la luce la montiamo noi, gli attori sono persone. L’AI entra prima e dopo.
Prima, per gli storyboard: dieci inquadrature in un’ora invece che in due giorni, da mostrare al cliente prima di spendere un euro di set. Dopo, in tre punti. Generiamo inquadrature che non si possono girare, come un drone dentro un forno o un orologio che si smonta a mezz’aria. Allunghiamo o ripuliamo uno sfondo. Montiamo le versioni verticali per i social partendo dal girato orizzontale.
Alcuni contenuti, soprattutto quelli per i social, nascono interamente generati. Lì la parte umana è l’idea, la scrittura, e la scelta tra trenta varianti di quella che funziona.
Quello che non cambia
Lo sguardo. Un modello può produrre mille immagini belle in un pomeriggio, ma non sa quale serve a vendere un tappeto a Lugano o una pizza a Genova. Quella decisione resta nostra, e la firmiamo.
Se lavorate con uno studio, fatevi dire dove usa l’AI e dove no. Una risposta vaga è già una risposta. E se pubblicate contenuti generati sul vostro sito o sui vostri canali, scriveteci accanto una riga: costa nulla, e vi mette dalla parte giusta prima che qualcuno ve lo chieda.
Testi e immagini di questo articolo sono realizzati con l'ausilio dell'intelligenza artificiale, poi scelti, rivisti e firmati da Giunès Studio.